https://phenomenajournal.marpedizioni.it/phenomena/issue/feed Phenomena Journal - Giornale Internazionale di Psicopatologia, Neuroscienze e Psicoterapia 2023-06-08T00:00:00+00:00 Marp Edizioni edizionimarp@gmail.com Open Journal Systems <p>Phenomena Journal è un giornale semestrale che adotta il sistema double-blind peer-review (revisione in doppio cieco alla pari) ed è rivolto ad esperti nei settori della Psicopatologia, delle Neuroscienze e della Psicoterapia. Il giornale ha l’obiettivo di pubblicare articoli, revisioni, ipotesi metodologiche di studio, articoli di opinione, prodotti da da nomi del panorama nazionale ed internazionale dei settori di interesse della rivista. In aggiunta il giornale ambisce a diffondere la cultura scientifica nei settori non esclusivamente accademici come ad esempio ambiti clinici non specializzati in progetti di ricerca. Il giornale, gestito dal gruppo di ricerca Phenomena, edito da <a href="https://www.lafeltrinelli.it/algolia-search?ts=as&amp;query=marp%20edizioni%20&amp;query_seo=marp%20edizioni%20&amp;qs=true">Marp Edizioni</a>, offre supporto editoriale attraverso una modalità disponibile e flessibile per tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo della Ricerca Scientifica. Gli articoli sono disponibili al sito <a href="http://www.phenomenajournal.it/"><span style="vertical-align: inherit;">www.phenomenajournal.it</span></a><span style="vertical-align: inherit;"> e sono coperti da licenza Open Access.</span></p> https://phenomenajournal.marpedizioni.it/phenomena/article/view/181 Stare al mondo “tra” psicoterapia e neuroscienze 2023-03-15T09:45:47+00:00 Anna Di Leva anna.dilevapsy@gmail.com <p>Il funzionamento dell’essere umano è determinato dal contesto sociale in cui nasce, si sviluppa e dalle esperienze evolutivo/relazionali con le figure presenti nella sua esperienza di vita. L’organismo, secondo la tendenza attualizzante, è determinato per sopravvivere e mantenere il proprio equilibrio. Le strutture cerebrali, che si formano sin dai processi gestazionali, modulano le risposte di sopravvivenza basilari. Le risposte apprese dalle aree primitive del cervello sino al cuore hanno effetti sul piano biochimico e comportamentale. Qualsiasi cosa accade al bambino contribuisce alla formazione della sua mappa emotiva e percettiva dell’ambiente circostante. Il processo terapeutico è fondato sulla relazione tra paziente e terapeuta. Lo scopo della terapia, affinché avvengano passaggi evolutivi, è quello di far rileggere gli avvenimenti del “lì ed allora” nel “qui ed ora”, attraverso la sperimentazione di dinamiche differenti da quelle che hanno portato all’attuazione di schemi di risposta disfunzionali. Il cervello in quanto organo, la mente in quanto processo e il corpo in quanto mappa delle nostre esperienze sono interconnessi ed hanno un ruolo fondamentale nella formazione del nostro sé, sono i detentori delle nostre memorie e i propulsori delle nostre azioni. La relazione tra psicoterapia e neuroscienze si basa sull’ipotesi dell’inter-azione tra il mondo esterno che incide sulla formazione cerebrale e le funzioni cerebrali che incidono sul funzionamento dell’essere umano.</p> 2023-05-03T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2023 Anna Di Leva https://phenomenajournal.marpedizioni.it/phenomena/article/view/182 La psicoterapia di gruppo negli stati mentali a rischio: una ipotesi di trattamento 2023-01-26T11:54:52+00:00 Silvia Cristofanelli silviacristofanelli@yahoo.it <p>L’autore sostiene che intervenire precocemente sugli stati mentali a rischio, che si manifestano in età giovanile con disturbi che pregiudicano il funzionamento globale della persona, sia di fondamentale importanza al fine di evitare che il quadro clinico si aggravi ulteriormente. Intervenire sulla fase prodromica significa intercettare quei quadri clinici che rientrano nella definizione di disturbi emotivi comuni (DEC), molto diffusi nei Centri di Salute Mentale in questo momento post-pandemico. La psicoterapia di gruppo come modalità di intervento privilegiata, focalizza l’attenzione sulla dimensione dell’<em>identità sociale</em> ed ha come obiettivo ripristinare la percezione di appartenenza ad un contesto con il valore personale che ne consegue.</p> 2023-02-23T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2023 Silvia Cristofanelli https://phenomenajournal.marpedizioni.it/phenomena/article/view/183 Narciso alleato 2023-03-10T11:53:00+00:00 Antonio Capodilupo antoniocapodilupo@gmail.com <p>Il riferimento al narcisismo evoca, come stereotipo, la rappresentazione della persona che ama sé stessa in modo eccessivo, fredda manipolatrice per i propri fini, interessata agli altri per ottenere consenso e ammirazione. Il concetto, tuttavia, ha una configurazione più articolata, che, secondo Gabbard, spazia dal narcisismo patologico, comprendente il “grandioso”, indifferente ai bisogni degli altri, e il “vulnerabile”, insicuro e spesso allertato dal timore del rifiuto da parte degli altri, al narcisismo ad alto funzionamento, profilato da Rus, caratterizzato da un’alta percezione di sé e in grado di avere relazioni con gli altri, in quanto affascinante, attraente e interessato a comprendere l’altro. Inoltre, il narcisismo è spesso in comorbilità con tendenze ossessivo-compulsive, masochistiche, organizzazione borderline, abuso di sostanze, <em>sex addiction</em>, disturbi dell’umore o disturbi d’ansia. Le qualità positive del narcisismo sono facilitatrici di una buona riuscita negli impegni sociali, di vita e di lavoro, e possono essere utile alleato nel lavoro clinico.Le teorie e tecniche psicoterapeutiche, come, per esempio, la Logoterapia di Viktor Frankl, il modello interattivo sviluppato da Watzlawick, Beavin e D. Jackson, l’approfondimento del transfert narcisistico condotto da Kohut, testimoniano la possibilità di rileggere un’espressione o un evento con molteplici punteggiature. Nel presente contributo, quattro pazienti, che fanno la narrazione dei loro vissuti dolorosi, nel colloquio clinico, sono confrontati con interpretazioni costruttive del proprio sentimento e comportamento: Paolo, insofferente al controllo insulinico quotidiano, si scopre orgoglioso, con i suoi compagni di classe, per la sua capacità di autogestirsi; Assunta, psico-fisicamente esausta, rivolge l’impegno per dare premure anche a sé stessa; Daniela, abbandonata dal padre, considera le sue plurime identità (“maschere”) come adattamenti situazionali; Michela, che si tagliuzza le braccia, percepisce nel dolore provocato un sensore dell’essere in vita contro il vuoto delle delusioni subite. Tutti hanno avuto l’opportunità di sperimentarsi resilienti, poiché, come afferma Hoyt, il lavoro clinico promuove un’alleanza tra gli obiettivi del soggetto e le sue risorse.</p> 2023-05-03T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2023 Antonio Capodilupo https://phenomenajournal.marpedizioni.it/phenomena/article/view/185 I fiori blu ed il Teatro Possibile due esperienze teatrali che raccontano la costruzione di uno spazio sicuro. 2023-03-02T09:48:20+00:00 Maura Perrone mauraperrone@gmail.com Giovanna Maciariello maciariello.giovanna@gmail.com Adriano De Blasi adridebla@gmail.com Anna Di Leva anna.dilevapsy@gmail.com <p>I bisogni di protezione e di sicurezza sono il punto di partenza da cui ogni essere umano sviluppa il suo modello evolutivo relazionale ed affettivo. In questo articolo si mette in luce come lo spazio sicuro, in cui l’essere umano si evolve, è dato dall’interazione della dimensione individuale in cui la persona si percepisce protetta e libera di agire nel suo contesto di riferimento, ed una dimensione collettiva, intesa come nicchia ecologica che trasmette senso di sicurezza all’essere umano per poter sviluppare la sua individualità e creare relazioni sociali. Inoltre, si pone l’accento sull’ importanza dello spazio sicuro come facilitatore di apprendimenti e canalizzatore di attività educative, in particolare per quella fascia di popolazione affetta da difficoltà psichiche e sociali. Gli autori, individuano nella pratica teatrale, la possibilità di creare uno spazio sicuro in cui è possibile la creazione, la condivisione e l’espressione dei propri bisogni e vissuti.</p> 2023-05-25T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2023 Maura Perrone, Giovanna Maciariello, Adriano De Blasi, Anna Di Leva https://phenomenajournal.marpedizioni.it/phenomena/article/view/189 "Stare Insieme" 2023-05-13T15:32:11+00:00 Lorena Vincenza Perrone lorenaperrone@libero.it Claudia Tornetta claudiatornetta@hotmail.it Alberto Meloni alberto.meloni@agsat.org Chiara Micozzi chiara.micozzi@agsat.com <p>Il progetto nasce dal bisogno di ampliare le opportunità di esperienze sociali delle persone con autismo in età evolutiva. Il seguente articolo offre una visione d'intervento che va oltre la terapia abilitativa individuale, solitamente rivolta a tali soggetti, permettendo alla persona con disturbo dello spettro autistico di entrare in relazione con l’altro in un ambiente sicuro e vivere esperienze sociali che in autonomia faticherebbe a ricercare e gestire. La modalità d'intervento si fonda sul potenziamento e sullo sviluppo delle abilità sociali necessarie a instaurare relazioni positive e funzionali nella società, volte a migliorare la qualità della vita della persona autistica e della famiglia. Attraverso la partecipazione a gruppi strutturati, in base agli obiettivi specifici e alle competenze del singolo, si propone una sequenzialità di partecipazione che propedeuticamente accompagna la persona con autismo. Il progetto si fonda sull'integrazione di modelli e tecniche d'intervento, in particolare in riferimento alla Gestalt e alle tecniche Cognitivo Comportamentali. L’obiettivo ultimo di questo tipo di approccio integrato è quello di consegnare all’utente tutte le competenze tipiche della comunicazione, delle regole sociali e del comportamento tra pari. La carenza delle abilità sociali e la scarsa capacità di interagire con gli altri sono una caratteristica della sintomatologia dello spettro autistico, tanto da rientrare nei criteri diagnostici, questo non vuole dire che le persone autistiche non siano interessate a interagire con gli altri, considerando il problema nell’ottica di una mancanza di capacità, piuttosto che di motivazione, è possibile utilizzare le conoscenze cliniche che abbiamo ad oggi per migliorare le loro competenze sociali e ad integrarsi al meglio nella società.</p> 2023-05-25T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2023 Lorena Vincenza Perrone, Claudia Tornetta, Alberto Meloni, Chiara Micozzi https://phenomenajournal.marpedizioni.it/phenomena/article/view/186 Non c’è tempo 2023-05-04T09:29:47+00:00 Giuseppe Errico agenziarcipelago@gmail.com <p>Questo contributo si focalizza su alcuni aspetti psicopatologici del tempo vissuto che sono messi in risalto dalla prospettiva clinica, che emergono durante le sedute di psicoterapia. L'obiettivo è di&nbsp; mostrare come il tema della <em>sofferenza oscura</em> possa essere affrontato mediante l’<em>analisi del dispositivo temporale (comprensione) che emerge dal patire (pathos), dal linguaggio del paziente (frasi, termini, concetti, dialoghi</em>). Fondamentale appare, pertanto, la <em>comprensione del dispositivo temporale </em>del paziente («percezione del tempo di vita», «rappresentazione del tempo», «vissuto temporale»), nell’ambito della clinica quando si tengono presente tre aspetti del paziente: a) quello del <em>linguaggio&nbsp; </em>e delle <em>rappresentazioni</em> che il paziente utilizza rispetto al “<em>come-viene-percepito”</em> il tempo interiore riguardo alla realtà presente (esperienza) o attraversata (ricordi); b) dell’<em>effetto trasformativo </em>delle visioni temporali sui comportamenti della persona (retroazione: passato sul presente, presente nel passato, presente verso futuro) ossia cosa mette in moto una “immagine&nbsp; temporale” e crea&nbsp; incessantemente nel&nbsp; mondo del paziente sino a indirizzare e modellarne i suoi vissuti ed esperienze; c)&nbsp; dell’<em>automonitoraggio</em> <em>psichico</em> – temporale (meta-cognizione) di cui è capace il sistema cognitivo (attenzione, ragionamento, apprendimento) nel riferirsi a esperienze e stati di animo,&nbsp; in base alle strategie messe in atto per fronteggiare stati negativi (ansia, tristezza, angoscia, dissociazione, ecc.).&nbsp; Solitamente lo <em>scorrere del tempo</em> vissuto è narrato (area linguistica) e può essere avvertito nel paziente come: a) flusso <em>rapido</em>, <em>accelerato o rallentato</em> (“come se” il futuro immediato, istintivamente, precipitasse in un vortice);&nbsp; b) <em>perdita della coscienza del tempo vissuto </em>&nbsp;(la coscienza del tempo si riduce, in tali casi, a un minimo di “presente”, dandoci la sensazione di <em>sospensione, vuoto, assenza</em>,<em> mancanza</em> del tempo (si perde il legame con il <em>senso vitale</em> dell’attività svolta e scompare anche la vigile coscienza dello scorrere del tempo); c) <em>perdita della realtà del tempo o stato confusionale&nbsp; (esperienza del tempo vissuto); </em>d) <em>arresto del tempo</em>: trattasi di una condizione psichica legata alla sensazione, da parte del paziente, che le cose siano immobili, mai in divenire.</p> <p>Nel campo della clinica è facile costatare come, con lo svanire del tempo, scompaiono il presente e la realtà. Noi, infatti, avvertiamo la realtà come un attuale temporale: oppure sentiamo come se fosse presente il “nulla”, privo di tempo. Naturalmente ogni esperienza vissuta si colloca nel “tempo-durata”, appare non come una cosa e trova posto nella temporalità interiore.&nbsp;</p> 2023-06-04T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2023 Giuseppe Errico