Phenomena Journal è un giornale semestrale redatto in double-blind peer-review (revisione in doppio cieco alla pari) rivolto ad esperti nei settori della Psicopatologia, delle Neuroscienze e della Psicoterapia. Il giornale ha l’obiettivo di pubblicare articoli, revisioni, ipotesi metodologiche di studio, articoli di opinione, prodotti da nomi del panorama nazionale ed internazionale dei settori di interesse della rivista. In aggiunta il giornale ambisce a diffondere la cultura scientifica nei settori non esclusivamente accademici come ad esempio ambiti clinici non specializzati in progetti di ricerca. Il giornale, gestito dal gruppo di ricerca Phenomena, edito da Marp Edizioni, offre supporto editoriale attraverso una modalità disponibile e flessibile per tutti coloro che vogliono avvicinarci al mondo della Ricerca Scientifica. Gli articoli sono disponibili al sito www.phenomenajournal.it e sono coperti da licenza Open Access. 

EDITORIALE DEL DIRETTORE RESPONSABILE

Intrecciare la complessità nelle pagine della rivista

di Raffaele Sperandeo

Il bisogno di fondare una rivista che mettesse insieme neuroscienze, psicopatologia e psicoterapia nasce dalla consapevolezza che questi tre ambiti scientifici, apparentemente separati, hanno molte aree di sovrapposizione e di interscambio continuo. Queste tre aree della scienza, infatti, hanno come oggetto di indagine differenti qualità emergenti della stessa entità complessa; in sostanza focalizzano i loro sforzi sul medesimo oggetto da ottiche differenti[1]. Il sistema complesso a cui facciamo riferimento, l’essere umano in relazione, vede articolarsi tra loro parti biologiche intra-individuali, relazioni tra individui e dimensioni culturali. Dall’interazione organizzata e sistematica tra questi elementi emergono differenti realtà: il connettoma cerebrale, le disfunzioni dell’io e l’organizzazione del sé, che sono oggetto di studio rispettivamente, delle neuroscienze, della psicopatologia e della psicoterapia[2]. Gli studiosi di queste tre discipline non sempre sono stati e non sono sempre consapevoli che l’oggetto della loro indagine è una realtà emergente dalla complessità dell’essere umano situato nel mondo. La ricerca scientifica in quest’ambito, per molti decenni  si è fondata sull’idea di un’oggettività e di un universo costituito da oggetti isolati sottoposti a leggi di causalità lineare[3]. Per Morin questa iper-semplificazione ci ha reso ciechi davanti alla complessità del reale, producendo una vera e propria patologia della ragione. Fin dall’inizio del secolo scorso è diventata sempre più rilevante l’evidenza che i fatti di natura non presentano quei requisiti che li rendono accessibili ai metodi scientifici classici. Alla stesso modo le esperienze psichiche, vissute essenzialmente in prima persona, fuggono completamente alla possibilità di essere descritti con metodi quantitativi e in terza persona. Tuttavia, i programmi di ricerca di area psichica, per quasi tutto il secolo scorso, si sono orientati verso tentativi di semplificazione dell’oggetto di studio. Alcuni hanno rifiutato di approfondire i processi intrinseci alla mente definendola “scatola nera“; altri hanno accettato di operare con semplificazioni grossolane dei metodi di misura dell’esperienza psichica. Per fortuna i programmi di ricerca di area fisica e biologica hanno affrontato la questione della complessità e hanno prodotto riflessioni epistemologiche e metodi di ricerca coerenti con la problematica dello studio dei fenomeni naturali[4]. Da più di un decennio ormai i metodi dell’intelligenza artificiale hanno fatto irruzione nell’area delle scienze della mente. Anche se i confini delle psicologie computazionali non sono ancora chiaramente definiti, con l’intelligenza artificiale sono entrati nella scienze della mente i metodi di studio dei sistemi complessi. Indubbiamente l’utilizzo di strumenti di calcolo capaci di approssimare l’essenza della natura ci rende più arditi nel lasciare le spiagge sicure della causalità lineare e avventurarci tra le alte onde degli spazi multidimensionali[5]. Disegnando attraverso la rivista l’intersezione tra psicoterapia neuroscienze e psicopatologia si abbraccia una visione sistemico integrata allo studio dell’essere umano nella sua interezza. Questa visione interpreta la patologia come una qualità emergente dall’interconnessione complessa di dimensioni psichiche sociali e biologiche e può fornire la base a trattamenti efficaci ed umanizzati. Tra le pagine della rivista si potrà andare oltre l’asfittica e asfissiante contrapposizione tra mente, corpo e ambiente, superando le semplificazioni dei metodi scientifici (e di cura) ai quali per decenni abbiamo assistito e assistiamo in psichiatria e psicoterapia. La nostra aspettativa e che il dialogo aperto nello spazio condiviso tra queste tre aree della scienza applicata all’uomo sofferente, crei un valido momento di integrazione della complessità e sulla scia del pensiero di Morin permetta ai nostri lettori ed autori di sviluppare una testa ben fatta piuttosto che una testa ben piena[6].

  1. Gabbard, G. O. (2006). Mente, cervello e disturbi di personalità. Psicoterapia e Scienze Umane.
  2. Oliverio, A. (2016). Il cervello e l’inconscio. Psicobiettivo.
  3. Shapiro, Y. (2018). Dynamical systems therapy (DST): complex adaptive systems in psychiatry and psychotherapy. In Handbook of Research Methods in Complexity Science. Edward Elgar Publishing.
  4. Morin, E., Gembillo, G., & Anselmo, A. (2011). La sfida della complessità. Le Lettere.
  5. Baranyi, P., Csapo, A., &Sallai, G. (2015). CogInfoCom-Driven Research Areas. In Cognitive Infocommunications (CogInfoCom)(pp. 57-71). Springer, Cham
  6. Morin. (2004) La testa ben fatta. Erickson.

 

Pubblicato: 2019-06-08

Fascicolo completo