Phenomena Journal - Giornale Internazionale di Psicopatologia, Neuroscienze e Psicoterapia https://phenomenajournal.marpedizioni.it/index.php/phenomena <p>Phenomena Journal è un&nbsp;giornale&nbsp;semestrale che adotta il sistema double-blind peer-review (revisione in doppio cieco alla pari) ed è rivolto ad esperti nei settori della Psicopatologia, delle Neuroscienze e della Psicoterapia. Il&nbsp;giornale&nbsp;ha l’obiettivo di pubblicare articoli, revisioni, ipotesi metodologiche di studio, articoli di opinione, prodotti da da nomi del panorama nazionale ed internazionale dei settori di interesse della rivista.&nbsp; In aggiunta il&nbsp;giornale&nbsp;ambisce a diffondere la cultura scientifica nei settori non esclusivamente accademici come ad esempio ambiti clinici non specializzati in progetti di ricerca.&nbsp;Il&nbsp;giornale, gestito dal gruppo di ricerca Phenomena, edito da Marp Edizioni, offre supporto editoriale attraverso una modalità disponibile e flessibile per tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo della Ricerca Scientifica.&nbsp; Gli articoli sono disponibili al sito&nbsp;<a href="http://www.phenomenajournal.it/"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">www.phenomenajournal.it</span></span></a><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"> &nbsp;e sono coperti da licenza Open Access.&nbsp;</span></span></p> <p style="text-align: justify;">&nbsp;</p> <p style="text-align: justify;">&nbsp;</p> Marp Edizioni it-IT Phenomena Journal - Giornale Internazionale di Psicopatologia, Neuroscienze e Psicoterapia 2612-6796 <p>https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/deed.it</p> Pratica della Gentilezza https://phenomenajournal.marpedizioni.it/index.php/phenomena/article/view/101 <p>Bullying involves many preteens, engraving, sometimes to a considerable extent, on their personal serenity and balance on their relationship. It is a phenomenon that cannot be reduced to the overbearing behavior of a single boy, but has a multidimensional configuration, that involves the whole group in which it occurs, characterized mainly by prevarication dynamics. There are several anti-bullying programs put into action, but none of them uses the integrated Gestalt approach, which I believe may be a significant orientation both for reading the phenomenon and for the intervention of the intra-group dynamics. The postulate is to create a methodological group device that affects the phenomenon, through several specific steps, with the transversal objective of enhancing in all partecipants awareness, responsibility, empathy and self-efficacy. The different steps of intervention are conducted within the relational field, at the border - contact I-you, in which the individual experiences a totality of coexisting phenomena that interact and influence each other: the experiences. Mind-body experience is the knowledge foundation and passes through the different levels of experience. The contact cycle will mark the process's explication times, both inside the specific meeting (intra-cycle), and in the entire path (inter-cycle), in a continuous sequence of backgrounds and figures.</p> <p><strong>Keywords</strong>: Bullying, gestalt, intervention</p> <p><strong>Abstract in italiano</strong></p> <p>Il bullismo coinvolge moltissimi preadolescenti, incidendo, a volte in misura considerevole, sulla loro serenità personale e sul loro equilibrio relazionale. E’ un fenomeno non riducibile alla condotta prepotente di un singolo ragazzo, ma presenta una configurazione multidimensionale, tale da coinvolgere tutto il gruppo in cui si manifesta, caratterizzandosi soprattutto per dinamiche di prevaricazione. Diversi sono i programmi anti-bullismo messi in azione, ma nessuno di loro si avvale dell’approccio gestaltico integrato, che ritengo possa essere un orientamento significativo sia per la lettura del processo che per l’intervento delle dinamiche intragruppali. Il postulato è creare un dispositivo metodologico di gruppo che incida sul fenomeno, attraverso diversi step specifici, con l’obiettivo trasversale di potenziare in tutti i partecipanti consapevolezza, respons-abilità, empatia ed autoefficacia. I diversi step di intervento si esplicano all’interno del campo relazionale, al confine – contatto Io-tu, in cui l’individuo sperimenta una totalità di fenomeni coesistenti che interagiscono e si influenzano a vicenda: le esperienze. L’esperienza mente-corpo è il fondamento della conoscenza stessa e passa attraverso i diversi livelli di esperienza. Il ciclo del contatto scandirà i tempi di esplicitazione del processo, sia all’interno dello specifico incontro (intra-ciclo), che nell’intero percorso(inter-ciclo), in una sequenza continua di sfondi e figure.</p> <p><strong>Parole chiave:&nbsp;</strong>Bullismo, gestalt, intervento</p> <p>&nbsp;</p> Milena Mazzara Lorena Perrone Sebastiana Cipponeri Letizia Cacciabaudo Angela Ciulla Salvatore Renda ##submission.copyrightStatement## http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2021-03-11 2021-03-11 3 1 1 9 10.32069/pj.2021.1.101 Il processo di improvvisazione creativa in musica e in psicoterapia: una scoping review https://phenomenajournal.marpedizioni.it/index.php/phenomena/article/view/114 <p>The ability to improvise is one of the elements that characterize human action. Improvisation, however, has always been subjected to a lack of interpretation: it is considered an activity without rules and references, and in this way it is contrasted with activities based on specific rules and protocols that would seem to be a guarantee of rigor and "seriousness". But improvisational practice is certainly something much more defined and profound than the simple description used in the common mental representation. Improvisation research can inform basic cognitive neuroscience because it provides an original look at how experience gained can shape the structure and functions of the brain. The elective field of this research field is represented in the musical one. The question of the ways in which musicians improvise and the knowledge of the brain regions that are activated during musical improvisations seems to be relevant not only for the discipline that studies the "psychology of music" in the strict sense, but it can shed light on mental processes involved in psychotherapeutic practice. Within it, in fact, it is possible to recognize the action of that mechanism of reorganization and adaptation of the knowledge, acquired by the professional, to the experience that is occurring in the here and now of the therapeutic situation, a mechanism that we have seen to be at the base of any improvisational action.</p> <p><strong>Keywords</strong>: Improvisation, psychotherapy, creativity, divergent thinking, neural mechanism</p> <p><strong>Abstract in italiano</strong></p> <p>La capacità di improvvisazione è uno degli elementi caratterizzanti l’agire umano. L’improvvisazione è però da sempre sottoposta ad un difetto di interpretazione: essa è considerata un’attività priva di regole e riferimenti, e in questo modo viene contrapposta alle attività basate su regole e protocolli specifici che sembrerebbero essere garanzia di rigorosità e “serietà”. Ma la pratica improvvisativa è sicuramente qualcosa di molto più definito e profondo della semplice descrizione utilizzata nella rappresentazione mentale comune. La ricerca sull'improvvisazione può informare le neuroscienze cognitive di base perché fornisce uno sguardo originale su come l'esperienza acquisita possa modellare la struttura e le funzioni del cervello. Il campo di elezione di questo ambito di ricerca si rappresenta in quello musicale. La domanda sulle modalità attraverso le quali i musicisti improvvisano e la conoscenza delle regioni cerebrali che vengono attivate nel corso delle improvvisazioni musicali sembra essere rilevante non solo per la disciplina che studia la “psicologia della musica” in senso stretto, ma essa può far luce sui processi mentali coinvolti nella pratica psicoterapeutica. All’interno di essa, infatti, è possibile ravvisare l’azione di quel meccanismo di riorganizzazione e adattamento delle conoscenze, acquisite dal professionista, all’esperienza che si sta verificando nel qui ed ora della situazione terapeutica, meccanismo che abbiamo visto essere alla base di qualsivoglia azione improvvisativa.</p> <p><strong>Parole chiave</strong>: Improvvisazione, psicoterapia, creatività, neuroscienze</p> Lucia Luciana Mosca ##submission.copyrightStatement## http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2021-03-13 2021-03-13 3 1 10 26 10.32069/pj.2021.1.114 Il riconsolidamento della memoria https://phenomenajournal.marpedizioni.it/index.php/phenomena/article/view/93 <p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 100%;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La ricerca sul riconsolidamento della memoria in neuroscienze sta dimostrando che è possibile la cancellazione di apprendimenti emotivi registrati nella memoria implicita. Questo articolo vuole esaminare alcuni di questi risultati e come possono essere tradotti nella pratica terapeutica per fornire un modello di cambiamento comune ed empiricamente confermato. Questa nuova conoscenza transteorica affidata ai clinici potrà avere un impatto sia sull'efficacia della psicoterapia sia sull'unificazione dei diversi modelli di trattamento psicologico. Questo articolo cerca di spiegare il processo di riconsolidamento della memoria e sottolinea le prove a sostegno dell'ipotesi che questo processo sia responsabile del cambiamento in terapia, differente dall’altro tipo di cambiamento che mira all’autoregolazione fino ad ora dominante nel paradigma clinico che ha portato ad una pratica del contenimento emozionale.</span></span></p> <p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 100%;"><span class="tagit-label"><strong>Parole chiave:</strong> Riconsolidamento della memoria, schemi emotivi impliciti, processo di cambiamento trasformativo</span></p> Francesco Paolo Scarito ##submission.copyrightStatement## http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2021-03-16 2021-03-16 3 1 27 34 10.32069/pj.2021.1.93 Essere psicoterapeuta Consapevole e Responsabile https://phenomenajournal.marpedizioni.it/index.php/phenomena/article/view/106 <p>"Being in experience is being in what is, who is, who feels. From here you are builders of your own existence." This opinion article arises from the dimension of being a psychotherapist, first in training and subsequently in clinical operation, from whose experience it is essential to be a psychotherapist AWARE and RESPONSIBLE for himself, for what happens and for the relationship with the patient.The three main axes of Gestalt: Experience, Awareness and Responsibility are concretized in clinical practice with patients, in every interview, in every phase of the therapeutic process and in the development of the entire treatment that evolves into the "co-built" creative act what a cure. We are psychotherapists trained in theory and technique, aware of their emotional, relational, mental functioning, to help the patient in his integration process. Scientific research shows that 15% of the outcome of psychotherapy is due to techniques, and 30% to the intrinsic factors of the relationship between therapist and patient. Hence the therapeutic dimension of the relationship as a true healing experience. In this sense, psychotherapy goes beyond the patient's inner work and the strategic activity of the psychotherapist, and the psychotherapist with the Being present to himself, to his own acts, to his words, acts as an alterity facilitating that experience of contact which the patient needs to overcome repetition, the blockage as closure to contact represented by the symptom. The psychotherapist is more responsible for the relationship than for the patient.</p> <p><strong>Keyword:</strong>&nbsp;Experience, Awareness, Responsibility.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p> <p><strong>Abstract in italiano</strong></p> <p>“Stare nell’esperienza è stare in ciò che è, che si è, che si sente. Da qui si è costruttori della propria esistenza.”&nbsp;Questo articolo di opinione nasce dalla dimensione dell’Essere psicoterapeuta prima in formazione e successivamente nell’ operatività clinica, dalla cui esperienza risulta fondamentale l’ESSERE psicoterapeuta CONSAPEVOLE e RESPONSABILE di sé, di ciò che accade e della relazione con il paziente. I tre assi portanti della Gestalt: Esperienza, Consapevolezza e Responsabilità si concretizzano nella prassi clinica con i pazienti, in ogni colloquio, in ogni fase del processo terapeutico e nello svolgersi dell’intero trattamento che si evolve nell’atto creativo “co-costruito” che cura.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Si è psicoterapeuti formati nella teoria e nella tecnica, consapevoli delle proprie modalità di funzionamento emotivo, relazionale, mentale, per aiutare il paziente nel suo processo di integrazione. Dalla ricerca scientifica emerge che il 15% dell’esito della psicoterapia è dovuto alle tecniche, e il 30% ai fattori intrinseci della relazione tra terapeuta e paziente. Da qui la dimensione terapeutica della relazione come esperienza vera che cura.&nbsp; In tal senso la psicoterapia va oltre il lavoro interiore del paziente e l’attività strategica dello psicoterapeuta, e lo psicoterapeuta con l’Essere presente a se stesso, ai propri atti, alle proprie parole, si pone come alterità facilitando quell’esperienza di contatto di cui il paziente necessita per superare la ripetitività, il blocco in quanto chiusura al contatto rappresentata dal sintomo.&nbsp;&nbsp; Lo psicoterapeuta è piuttosto responsabile della relazione che del paziente.</p> <p><strong>Parole chiave</strong>:&nbsp;Esperienza, Consapevolezza, Responsabilità</p> Letizia Cacciabaudo Milena Mazzara Angela Ciulla Salvatore Renda Miriam Abbate ##submission.copyrightStatement## http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2021-03-20 2021-03-20 3 1 35 43 10.32069/pj.2021.1.106 L’effetto degli stili decisionali e dell’ansia genitoriale sulla percezione delle paure infantili: uno studio pilota https://phenomenajournal.marpedizioni.it/index.php/phenomena/article/view/111 <p><strong><em>Background</em></strong>. Emotional experiences are essential for&nbsp; psychophysical development of children. Many factors are involved in this process: socio-cultural environment, relationships, parental behaviour and&nbsp; more. Caregivers play a crucial role in the development process of their children, as much as their ability to make a choice and to deal with children’s emotions [15]. A detailed review of relevant scientific literature reveals a research gap in the field of children’s fears, compared to parental anxiety and decision-making styles. This gap needs to be tackled in order to improve understanding of childhood fears. Aims. The pilot study investigate the correlation between caregivers’ trait anxiety and decision-making styles, to explore in depth their perception of children fears. Methods. Sample includes parents of three-to-ten-year-old children (n = 288), both mothers and fathers. Participants submitted online replies to three psychological tools: General Decision Making Style (GDSM), State-Trait Anxiety Inventory – Y Form (STAI-Y), Fear Survey for Children Revised – Parents Version (FSSCR-P). Results. Statistical analyses show a significant correlation between Trait Anxiety and Dependent decision-making style (r = .347). Statistically significant correlation was also noted between Trait Anxiety and Avoidant decision-making style (r = .373). Furthermore, anxiety can affect parents perception of children fear of unknown (F(1,25) = 9,22; p &lt; .05) and it is predictive (β = .185; p &lt; .05) of parents perception of children fear of failure and criticism. Then, Dependent decision-making style is predictive (β = .18; p &lt;.05) of parental perception of children fear of abandonment. Conclusions. Looking at the family system and parental relationships represents an essential step for research in the field of development psychology, in order to understand childhood fears. Future studies need to involve a wider sample, including both caregivers and children. Finally, testing new hypothesis could lead to new psychotherapeutic treatment and experience in the perspective of integrated Gestalt therapy.</p> <p><strong>Keywords:&nbsp;</strong><span class="tagit-label">Decision-making Style, Anxiety, Childhood fears, GDMS, STAI, FSSC-P</span></p> <p><strong><span class="tagit-label">Abstract in italiano</span></strong></p> <p><strong><em>Background</em></strong><strong>. </strong>I vissuti emotivi in età evolutiva hanno un ruolo nevralgico nello sviluppo psicofisico. In tale processo si intersecano una moltitudine di fattori: l’ambiente di crescita e le relazioni che lo caratterizzano hanno un ruolo molto importante, che si espleta attraverso i caregivers e la loro capacità di gestire gli stati affettivi e le proprie decisioni[15]. Dall’analisi della letteratura scientifica, emerge un gap nella ricerca sulle paure infantili in relazione agli stati d’ansia e agli stili decisionali dei genitori. <strong><em>Obiettivi</em></strong>. Questo lavoro intende esplorare la correlazione tra le paure dei bambini in età scolare, l’ansia di tratto e gli stili decisionali dei genitori, nonché la percezione che questi hanno degli stati d’ansia dei propri figli. <strong><em>Metodo. </em></strong>Il campione è composto da genitori di bambini di età compresa tra i 3 e i 10 anni (n = 288). Ai partecipanti, previo consenso informato, si è richiesta la compilazione tramite questionario online dei&nbsp; seguenti reattivi psicologici: <em>General Decision Making Style </em>(GDSM), <em>State- Trait Anxiety Inventory – Y Form </em>(STAI-Y), <em>Fear Survey for Children Revised&nbsp;</em><em>– Parents Version </em>(FSSCR-P). <strong><em>Risultati. </em></strong>I risultati evidenziano che l’Ansia di Tratto correla con lo Stile decisionale Dipendente (<em>r </em>= .347) e con lo Stile decisionale Evitante (<em>r </em>= .373) nei caregivers. Inoltre, il livello di ansia influisce in modo significativo (<em>F</em>(1,25) = 9,22; <em>p </em>&lt; .05) sulla percezione della paura infantile dell’ignoto ed è un predittore (<em>β </em>= .185; <em>p </em>&lt; .05) della percezione della paura del fallimento e delle critiche. Lo Stile decisionale Dipendente è un predittore della possibilità che i genitori percepiscano la paura dell’abbandono dei figli (<em>β </em>= .18; <em>p </em>&lt; .05). <strong><em>Conclusioni</em>. </strong>La complessità del sistema familiare, e le relazioni che ne intercorrono, sono fattori imprescindibili per la ricerca scientifica e per la comprensione dei fenomeni che interessano l’infanzia, come le paure dei bambini e la responsività dei genitori. Possibili sviluppi futuri includono la possibilità di approfondire l’indagine, coinvolgendo un campione più ampio che includa anche i bambini, e, sulla base di questi risultati, nuove esperienze psicoterapeutiche per la sperimentazione di un’ipotesi di trattamento a orientamento gestaltico integrato.</p> <p><strong>Parole chiave: </strong>Stile decisionale, ansia, paure infantili, GDMS, STAI, FSSC-P</p> Martina Messina Rossella De Falco Genoveffa Amore Teresa Capparelli Silvia Dell'Orco Carmen Giannetti Claudia Langella Benedetta Muzii Rita Scognamiglio Tilde Annunziato ##submission.copyrightStatement## http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2021-04-01 2021-04-01 3 1 44 55 10.32069/pj.2021.1.111